Al banco, non al tavolo
La prima regola e' anche la piu' semplice: a Roma il caffe' si beve al banco. Si entra, si ordina, si beve in piedi e si esce. L'intera operazione dura poco piu' di un minuto ed e' un gesto quotidiano, non una pausa.
Sedersi al tavolo e' possibile ovunque, ma cambia il tipo di consumazione e quasi sempre anche il prezzo. Chi vuole capire il ritmo della citta' deve provare almeno una volta il caffe' al banco in un'ora di punta: e' un piccolo spettacolo di coordinamento.
Il vocabolario minimo
Un caffe', senza altre indicazioni, e' un espresso. Da li' partono le varianti: ristretto se lo si vuole piu' corto e concentrato, lungo se si vuole piu' acqua, macchiato se si aggiunge una goccia di latte, caldo o freddo a seconda della temperatura del latte.
Il cappuccino a Roma, come nel resto d'Italia, e' una bevanda della prima mattina: nessuno vieta di ordinarlo alle quattro del pomeriggio, ma non e' quello che fa il posto. Il caffe' freddo e le sue varianti compaiono d'estate e sono un capitolo a parte.
La torrefazione e il rito
Roma ha una tradizione di torrefazioni storiche nel centro, locali dove il caffe' si tosta e si vende sfuso oltre che si beve. Riconoscerle e' facile: l'odore si sente dalla strada molto prima di arrivare alla porta.
Non serve inseguire un indirizzo preciso: la qualita' media a Roma e' alta e il bar sotto casa fa quasi sempre un buon lavoro. Il quartiere San Giovanni, che e' una zona residenziale vissuta tutto l'anno, ha una densita' di bar di vicinato che il centro storico si sogna.
L'acqua accanto alla tazzina
In molti bar il caffe' arriva accompagnato da un bicchiere d'acqua. Non e' un vezzo: serve a pulire la bocca prima, non dopo. Chi lo beve dopo, e' il primo modo per farsi riconoscere come non del posto.
L'acqua di Roma, del resto, e' uno dei motivi per cui il caffe' romano e' buono. E' la stessa che esce dalle fontanelle di ghisa sparse per la citta', ed e' potabile e corrente.
La colazione a Zaira B&B
In struttura la colazione e' compresa nel prezzo della camera ed e' confezionata: caffe', acqua, fette biscottate, marmellata, biscotti e infusi, consegnati direttamente in camera. Non c'e' un orario di sala da rispettare.
Nella sala comune, a disposizione di tutti gli ospiti, ci sono bollitore e macchina del caffe'. E' il posto giusto per il primo caffe' della giornata prima di uscire, lasciando quello al banco per la sosta di meta' mattina.
Lo scontrino prima, in alcuni bar
In una parte dei bar romani, soprattutto quelli storici e quelli molto frequentati, si paga alla cassa prima di ordinare e poi si porta lo scontrino al banco. Non e' una regola universale ma e' abbastanza diffusa da valere la pena saperla.
Se davanti alla cassa c'e' una fila e davanti al banco no, il motivo e' quasi sempre questo. Basta guardare cosa fanno gli altri per capire in quale dei due sistemi si e' capitati.
L'ora conta piu' del posto
Il caffe' romano ha degli orari collettivi: la prima mattina, la pausa di meta' mattina, quella del dopo pranzo. In quelle finestre i bar sono pieni e il servizio e' rapidissimo; fuori da quelle finestre sono vuoti e il ritmo cambia.
Per chi visita, la conseguenza pratica e' che il caffe' migliore non e' quello preso nel bar piu' famoso a un'ora qualunque, ma quello preso in un bar di quartiere nell'ora in cui quel bar lavora davvero.
Il caffe' e la giornata di chi visita
Il caffe' al banco ha una funzione pratica per chi cammina tutto il giorno: e' la sosta piu' corta che esista. Due minuti, in piedi, e si riparte. Non richiede di sedersi, non richiede di ordinare altro, non interrompe la giornata.
E' anche il modo piu' economico di fare una pausa nel centro, dove sedersi a un tavolino in una piazza monumentale ha un costo del tutto diverso. La differenza fra banco e tavolo, in certe zone, e' sostanziale.
La regola che funziona: il caffe' al banco nel bar di passaggio, e la sosta lunga seduti la si tiene per una volta al giorno, scegliendo dove.
Una base semplice nel cuore di Roma — Zaira B&B
Tre camere con bagno privato in Via Tuscolana 21, con la metro Re di Roma a duecento metri: il punto da cui partire la mattina e a cui tornare la sera.